Scuola7 28 novembre 2016, n. 21

Scuola7

la settimana scolastica

28 novembre 2016, n. 21


In questo numero parliamo di:

Formazione: andar per reti (G.Cerini)

La formazione obbligatoria per la sicurezza (B.Sozzi)

Formazione docenti neoassunti: una scommessa riuscita (C.Brescianini)

L'italiano L2 nella Scuola plurilingue (A.Pona)

Il Miur conferma l’impegno per l’educazione ambientale

Settimana del Piano Scuola Digitale

Aggiornamento del portale Istanze OnLine

Alternanza scuola-lavoro e assicurazione degli alunni

Compensi commissioni del concorso docenti


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Parliamo diFormazione in ingresso
e in servizio
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Formazione: andar per reti

Giancarlo CERINI

La formazione in servizio tra scuole e reti

In materia di formazione in servizio la cornice culturale ora c’è (ed è delineata nelle corpose 88 pagine del Piano Nazionale di Formazione)[1], con l’individuazione delle priorità nazionali (i 9 contenitori tematici sono in sé accettabili), e un convincente impianto metodologico (tratteggiato nella scansione ricerca-didattica-operatività, all’insegna di una dimensione laboratoriale).

Ma allora, cosa manca per far decollare il Piano? Le risorse finanziarie in primo luogo: tuttavia sono in arrivo e saranno depositate presso una scuola capofila per ogni ambito, scelta dai colleghi dirigenti. Invece, gli aspetti giuridici dell’obbligatorietà della formazione sono ancora incerti, in attesa del nuovo contratto di lavoro. Il MIUR, saggiamente, ha scelto un atteggiamento “promozionale” non specificando l’entità di tale obbligo (quante ore?), ma facendo leva sulla qualità (cosa “mettere” dentro quelle ore?). E’ il Collegio dei docenti, con indirizzi “quadro” forniti dal Dirigente, che dovrà delimitare gli impegni degli insegnanti (cosa mi può chiedere la mia scuola?).

L’arabe fenice: l’unità formativa

Per facilitare queste operazioni, il Piano e la circolare che l’ha preceduta (Nota MIUR 2915 del 15 settembre 2016) suggerisce di adottare come possibile punto di riferimento l’unità formativa. Ci si riferisce ad un percorso formativo autoconsistente, cioè capace di delineare una competenza professionale anche minima (una procedura, un contenuto, una pratica didattica) concretamente raggiungibile attraverso un insieme di attività formative. Si tratterà di incontri in presenza con esperti/formatori, ma soprattutto di attività di ricerca, studio e confronto tra colleghi, ma anche di “messa in prova” in classe, di rielaborazione e documentazione di quanto appreso.[2]

Ma quanto “pesa” questa unità? E’ abbastanza ragionevole associarla al credito formativo universitario (CFU) il cui valore, nel sistema universitario italiano, è quantificato in 25 ore all inclusive. Dunque, l’unità formativa è un buon criterio per progettare una attività formativa dotata di senso compiuto, che offra ai partecipanti un’esperienza che lascia un segno nella professionalità, facendo crescere l’autoefficacia didattica e il desiderio di mettersi in gioco. Non sempre sarà così, ma la sfida è questa. Ed è bene che nel progettare la formazione a livello di scuola (e di rete) o da parte di enti accreditati ci si attenga a questa semplice regola.

Le attività riconosciute

Questione diversa è il riconoscimento delle attività svolte, cioè il dare loro un valore, il considerarle un credito documentato nel proprio curriculum professionale (o portfolio). Ho affrontato in altra sede l’argomento [3], portando l’esempio dei crediti formativi nella sanità (ECM). In quell’ambito ogni attività viene preventivamente “pesata” e “contrassegnata” dai crediti corrispondenti. Spetta poi al discente comporre un proprio carnet di esperienze formative cui partecipare. Ma le regole sono assai minuziose e precise. Potrebbe essere una soluzione da negoziare anche per il comparto della scuola. Nell’attesa che si definisca un sistema analogo, il suggerimento è quello di proporre una prima unità formativa obbligatoria (o vivamente consigliata) da parte della scuola, indirizzando i docenti anche verso percorsi esterni differenziati, lasciando poi alla libera fruizione degli insegnanti una seconda unità formativa personalizzata, inseribile però nel proprio curriculum, anche attraverso l’uso della CARD. Sembra un equilibrio accettabile. Fifty-fifty.

Un problema di governance

Il problema più urgente riguarda però la gestione organizzativa della formazione in servizio. Se le risorse virtuali per le singole scuole sono depositate presso la scuola capo-fila di ambito, occorre dar vita ad una progettazione territoriale della formazione, che sia però rispettosa delle esigenze delle scuole, ma consenta di valorizzare il fattore “economia di scala” dovuto alla rete. A scanso di equivoci, operare in rete per la formazione non significa promuove adunate oceaniche di docenti per farli incontrare una tantum con prestigiosi esperti. Si tradirebbe lo spirito dell’intero Piano, che è quello di promuovere lo sviluppo professionale, per ritornare invece ad un aggiornamento di facciata.

Come procedere allora? Non sarebbe stato più saggio assegnare un budget annuale sia pure minimo ad ogni scuola e confidare nelle virtù dell’autonomia scolastica? Dissentiamo da questa prospettiva. L’assegnazione di un fondo alle singole scuola non avrebbe garantito un effettivo utilizzo delle risorse. Dai dati sintetici dei RAV, recentemente pubblicati dall’Invalsi (cfr. http://www.invalsi.it/snv/docs/141016/Appendice_I.pdf), risulta che con i fondi precedentemente assegnati la quantità (e qualità) delle attività formative svolte autonomamente dalle scuole è assai limitata (ad esempio, nel primo ciclo: 36 euro di investimento pro-capite, 0,50 ore di formazione erogate a docente, per il coinvolgimento di poco meno del 35% del personale). E’ un panorama a dir poco desolante, confermato anche da riscontri internazionali (cfr. indagine OCSE-TALIS).

Cosa può fare la scuola

Ora i fondi diventano più consistenti, ma l’offerta dovrà diversificarsi e qualificarsi. Ogni scuola è tenuta ad elaborare un proprio piano di azioni formative di istituto, inserendolo nel POF triennale. Occorre compiere una duplice analisi delle esigenze:

  1. quelle relative alla scuola, come impegni necessari per corrispondere al Piano di Miglioramento, allo sviluppo del curricolo (anche nei suoi aspetti disciplinari), alle innovazioni metodologiche e didattiche considerate necessarie;
  2. quelle legate ai singoli docenti, alle loro propensioni individuali, al bilancio di competenze, al desiderio di approfondire e intensificare certe competenze, anche al di là del “minimo sindacale”.

La risposta a queste esigenze può essere fornita dalla scuola, sia attivando direttamente corsi di formazione di taglio trasversale (ma è meglio non abusare), ma anche orientando i docenti verso attività formative specifiche e mirate organizzate nel territorio (dalla rete).  Ci sono poi le scelte personali dei docenti e ci saranno anche piani strutturati organizzati direttamente dal MIUR (ad esempio, per le lingue e per il digitale). Per non parlare poi delle  offerte del variegato mondo degli enti accreditati (Direttiva 170/2016). Il fatto è che il quadro è in evoluzione e non tutte le informazioni sono al momento disponibili.

Cosa si fa in rete

Il fabbisogno di ogni scuola e dei docenti dovrà essere portato al tavolo della rete di ambito, che magari si sarà dotata di una commissione di lavoro e che potrebbe proporre strumenti e rilevazioni comuni. Con il supporto della scuola capofila della formazione e di operatori messi a disposizione dagli uffici periferici dell’Amministrazione Scolastica, va dunque delineato un quadro di opportunità che possa comprendere:

  1. il finanziamento a progetti di piccole reti di scopo, accomunate da medesimi temi o continuità territoriale (con una metodologia simile alle misure di accompagnamento alle Indicazioni del primo ciclo);
  2. il finanziamento a singole scuole, per iniziative rispondenti a passaggi cruciali dell’istituto;
  3. l’attivazione di azioni destinate a particolari figure (tutor per l’alternanza, animatori di gruppi di ricerca didattica, referenti di aree tematiche, attori del miglioramento), fidando nell’effetto moltiplicatore a livello di scuola;
  4. la costituzione di laboratori territoriali, seminari permanenti, gruppi di approfondimento focalizzati su aree tematiche spesso trascurate a livello di scuola.

L’obiettivo è di definire una mappa di opportunità per i docenti, per meglio personalizzare la propria formazione.

La gestione delle iniziative può essere assunta direttamente da reti di scopo (con i loro snodi operativi e centri di costo), ma anche affidata ad organismi di formazione (enti accreditati, università, enti locali). A livello territoriale dovrebbero essere fornite le coordinate metodologiche, banche-dati di formatori, strumenti di verifica e monitoraggio, perché l’azione di rete è volta a garantire elevati standard di qualità.

Si dice che….

Si dirà che la governance della formazione diventa complessa, ma è lo stesso Piano a suggerire una prospettiva multilivello, cui partecipano: l’amministrazione scolastica, le scuole e le loro reti, il settore accreditato, i singoli operatori scolastici.

Si dirà che occorrono risorse umane dedicate per pensare a tutto questo, dunque si chiede la collaborazione di USR e USP che recentemente hanno visto rafforzato alcune strutture tecniche (una quota di docenti comandati, per il potenziamento) con la motivazione – prevista dalla Legge 107/2015 – di favorire il lavoro di rete.

Si dirà che la rete, di per sé, non garantisce la qualità della formazione, ma spinge comunque la progettazione formativa verso l’alto dando spazio alle energie migliori e più motivate, al servizio degli insegnanti.

Si dirà che il nuovo modello è tutto da costruire, in un quadro incerto, ma questo è lo sfondo per capire se l’autonomia scolastica sarà capace di imboccare la strada della cooperazione, dell’autogoverno, del legame col territorio, della valorizzazione delle risorse professionali.

Domande e risposte per una evoluzione che interpella comunque un diverso modo di essere delle scuole e dell’Amministrazione.

Giancarlo Cerini

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[1] Il testo integrale del Piano Nazionale, presentato dal MIUR il 3 ottobre 2016, è riportato  nel fascicolo monografico di “Voci della Scuola”, Formazione in servizio per tutti, Notizie della Scuola, n. 5-6, novembre 2016, con saggi di M.Spinosi, C.Brescianini, M.T.Stancarone, P.Serafin, E.D’Orazio, N.Maloni, G.Cerini.

[2] Una possibile esemplificazione della consistenza di una unità formativa è contenuta nella nota MIUR 37900 del 19-11-2015, per la formazione dei coordinatori dell’inclusione, che la identifica in 25 ore variamente articolate. 

[3] G.Cerini, Verso il Piano nazionale di Formazione, in Notizie della Scuola, n. 2-3, 16 settembre-15 ottobre 2016.

La formazione obbligatoria per la sicurezza

Bruno SOZZI

Il nuovo accordo Stato-Regioni

Il 7 luglio 2016 è stato definito il nuovo Accordo Stato-Regioni finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione (G.U. n. 193 del 19 Agosto 2016), rispettivamente RSPP e ASPP. L’accordo riguarda tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, mostra tuttavia la scarsa attenzione all’ambiente lavorativo scolastico. Viene infatti abrogato il precedente Accordo del 26 gennaio 2006 che individuava tra i soggetti formatori dei corsi per ASPP (modulo A di 28 ore + modulo B di 24 ore) e RSPP (mod. A + B + modulo C di 24 ore) “le istituzioni scolastiche statali, nei confronti del proprio personale”, riconoscendo la presenza in alcuni istituti tecnici e professionali di “personale docente in possesso di professionalità idonea per le attività di formazione, valutazione e certificazione della formazione stessa nei confronti del proprio personale e di quello delle istituzioni scolastiche”.

Con questo riconoscimento numerosi ITIS sono diventati, dal 2006 ad oggi, scuole polo per la formazione di questi indispensabili e appassionati collaboratori del Dirigente scolastico nell’assicurare un’organizzazione interna orientata alla prevenzione dei rischi interni ed allo sviluppo nel personale e negli studenti della preziosa cultura della sicurezza. Ciò ha facilitato l’applicazione dell’Accordo del 21 dicembre 2011 sulla formazione dei lavoratori e dei preposti operanti nelle scuole.

Il nuovo Accordo si limita invece a riconoscere tra i soggetti formatori le istituzioni scolastiche nei confronti del personale scolastico e dei propri studenti (in corsivo le parti integrali dell’Accordo). Nulla viene precisato sulle competenze dei formatori ed altre questioni connesse. Raddoppia però, portandole a 48, le ore del modulo B per ASPP e RSPP sui rischi specifici sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative e, nel confermare l’obbligo di aggiornamento quinquennale (20 ore per ASPP e 40 per RSPP), precisa che non deve trattarsi di mera riproduzione di argomenti e contenuti già proposti … ma deve trattare evoluzioni, innovazioni, applicazioni pratiche e approfondimenti collegati al contesto produttivo e ai rischi specifici del settore.

I profili di competenza degli RSPP/ASPP

L’Accordo in argomento definisce in modo chiaro, sia la figura che le competenze richieste al responsabile ed agli addetti al servizio di prevenzione e protezione: essi  costituiscono per il datore di lavoro il riferimento per la valutazione, la programmazione e la consulenza in materia di Sicurezza sul Lavoro. Compito specifico di tali soggetti è l'attuazione di quanto indicato dall'art. 33 del d.lgs. 81/2008 "individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, elaborazione e individuazione delle misure di protezione e prevenzione, elaborazione delle procedure di sicurezza delle varie attività aziendali, proposizione di programmi di informazione e formazione".

L'attribuzione di tali compiti rende in particolare il coordinatore del servizio, I'RSPP, insieme al datore di lavoro, protagonista dell'organizzazione aziendale in materia di sicurezza e salute dei lavoratori; sono infatti affidate a questa figura le funzioni progettuali ed attuative delle misure di sicurezza, nonché la realizzazione tecnica di quanto programmato.

Una figura manageriale (anche nella scuola?)

Si tratta, quindi, di una figura manageriale individuata dal legislatore per perseguire e sostenere gli obiettivi di sicurezza individuati dal datore di lavoro.

Questa figura è caratterizzata da molteplici competenze sia di tipo tecnico-scientifico che metodologiche e progettuali. A queste si uniscono le competenze relazionali, quali tecniche di comunicazione, di gestione dei gruppi, di negoziazione e di problem-solving  per determinare una partecipazione attiva di tutte le componenti aziendali.

L'RSPP, pertanto, è destinatario di una formazione manageriale di base, in quanto ha la responsabilità di promuovere un approccio gestionale diffuso alla prevenzione, nonché di una formazione specifica diretta alla gestione delle diverse problematiche connesse alla prevenzione, ovvero agli aspetti più tecnici del rischio e alle modalità di intervento più idonee a perseguirne la riduzione e alle gestione delle relazioni da attivare per il coinvolgimento, la partecipazione e la motivazione di tutti gli attori del sistema di sicurezza.

Purtroppo le caratteristiche enunciate vanno ancora declinate per quel particolare luogo di lavoro che è la scuola! Manca infatti un Decreto del MIUR, applicativo del D.lgs. 81/2008 al luogo lavorativo-scuola e che tenga conto delle “particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative” (art. 3, d.lgs. 81/2008).

Bruno Sozzi

Il Miur conferma l’impegno per l’educazione ambientale

Nel corso degli Stati Generali dell’Ambiente, tenuti a Roma il 22 e 23 novembre, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini hanno confermato il comune obiettivo di diffondere l’educazione ambientale tra i banchi di scuola. Annunciati venti milioni di euro di fondi PON.

Il 22 e 23 novembre scorsi, presso il Museo MAXXI di Roma, si è svolta la seconda Conferenza Nazionale sull’educazione ambientale, gli “Stati Generali dell’Ambiente”, con ministri, istituzioni nazionali e internazionali, rappresentanti del mondo universitario, della ricerca, delle organizzazioni non governative, della società civile.

Nel corso di una conferenza pubblica il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini hanno confermato il comune impegno per la diffusione dell’educazione ambientale a scuola.

Tra le misure contenute nella legge cd. Buona Scuola c'è anche il potenziamento dell'offerta formativa con l'introduzione di principi di educazione ambientale. Dalla scuola dell'infanzia fino alla secondaria, si parlerà di tutela del territorio e delle acque, di cambiamenti climatici, di biodiversità, si studierà come non sprecare cibo, come fare il riciclo dei materiali e la raccolta differenziata dei rifiuti, si affronterà la questione dell'inquinamento nelle città e di come migliorare la qualità della vita di chi le abita. Non è prevista l’introduzione di un'apposita ora di lezione dedicata alla materia: l’educazione ambientale sarà inserita in programmi di più ampio respiro, sulla base di affinità tematiche con discipline come scienze, geografia e arte, per costruire l’orizzonte dei "nativi ambientali".

Alla base di questo lavoro le Linee Guida sull'educazione ambientale redatte da un Gruppo di lavoro interministeriale. Il documento coniuga le problematiche connesse con l’ambiente in tutti i loro molteplici aspetti, avendo come minimo comune denominatore il concetto di rispetto del nostro patrimonio ambientale.

In occasione degli Stati generali è stato annunciato un protocollo di intesa fra i due Ministeri, che prevede venti milioni di euro di fondi PON da spendere fino al 2020 per l'educazione ambientale: formazione degli insegnanti e progetti specifici per gli studenti.


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Settimana del Piano Scuola Digitale

Dal 25 al 30 novembre il PNSD festeggia il suo primo compleanno, con una settimana di iniziative: scuole aperte al territorio, laboratori, dibattiti, eventi speciali alla Reggia di Caserta. Il Miur invita le scuole a condividere quanto finora realizzato e a lavorare per il prossimo anno di attuazione.

A un anno dall’introduzione del Piano che ha definito le linee di indirizzo per l’innovazione della scuola italiana nell'era digitale, il Miur celebra la Settimana del Piano Nazionale Scuola Digitale (25-30 novembre 2016).

La Settimana ha lo scopo di sensibilizzare le comunità scolastiche, promuovendo una riflessione sul percorso di crescita nell'innovazione digitale, attraverso i contenuti e le azioni del Piano e prevede la realizzazione di molteplici azioni a livello territoriale.

La partecipazione è aperta a tutte le istituzioni scolastiche che potranno sviluppare liberamente le proprie attività, aprendosi al territorio e promuovendo iniziative, esperienze e percorsi, cui potranno dare evidenza sulla pagina web del Miur. Per agevolare l’organizzazione è stato inviato alle scuole un kit con una mini-guida di riferimento.

Inoltre, attraverso il concorso per ragazzi #ilmioPNSD, le migliori cinque attività o i migliori eventi realizzati e documentati attraverso un videoclip riceveranno un contributo (di euro 7.260,00 la prima, ed euro 6.000,00 le altre), da utilizzare esclusivamente per l'acquisto di hardware destinati alla realizzazione di un ambiente per la didattica digitale integrata o per la laboratorialità creativà.

Dal 25 al 27 novembre la Reggia di Caserta si trasformerà in un grande laboratorio digitale, con oltre 45 ore fra workshop  e laboratori, più di 50 scuole coinvolte nella presentazione di progetti, 2 hackathon, 6 spazi per la condivisione di esperienze. Aprirà i lavori il Ministro Stefania Giannini.

La partecipazione è possibile tramite iscrizione al seguente link http://www.settimanapnsd.it.


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Compensi commissioni del concorso docenti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che fissa l’ammontare dei compensi per le commissioni di esame del concorso docenti 2016. L'onere complessivo è determinato in euro 6.449.478,21 lordo stato.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 267 del 15 novembre 2016 è stato pubblicato il decreto Miur 31 agosto 2016, recante “Determinazione dei compensi per le commissioni di esame di cui al comma 114, dell'articolo 1, della legge 13 luglio 2015, n. 107” . (GU)

A ciascun componente delle commissioni esaminatrici dei concorsi per titoli ed esami indetti per il reclutamento di personale docente per le scuole dell'infanzia e primaria, secondaria di I e II grado e per i posti di sostegno, viene corrisposto un compenso base lordo dipendente pari a: € 502,00 per i presidenti di commissione, € 418,48 per i commissari, € 371,84 per i segretari.

A ciascun componente delle commissioni viene corrisposto un compenso integrativo lordo dipendente pari ad € 1,00 per ciascun elaborato o candidato esaminato.

I suddetti compensi non possono eccedere € 4.103,40, aumentati del 20 per cento per i presidenti e ridotti della stessa percentuale per i segretari.

Nel caso di suddivisione delle commissioni esaminatrici in sottocommissioni, ai componenti di queste ultime compete il compenso base ridotto del 50 per cento, nonché i compensi integrativi rapportati al numero dei candidati esaminati da ciascuna sottocommissione.

Ai componenti che si dimettono dall'incarico o sono dichiarati decaduti per comportamenti illeciti i compensi base sono dovuti in misura proporzionale al numero delle sedute di commissione cui hanno partecipato.


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Reti di scuole: incontri formativi

Tecnodid Editrice, in collaborazione con l’Istituto Tecnico Economico Statale “Ferdinando Galiani” di Napoli, organizza due incontri formativi dedicati al tema delle Reti di scuole:

29 novembre 2016: Nella rete… delle reti. Un nuovo modo di essere dell’autonomia? con Giancarlo Cerini, già dirigente tecnico MIUR

14 dicembre 2016: Emergenza reti, con Sergio Auriemma, magistrato contabile ed esperto di normativa scolastica

Introduce i lavori il Dirigente Scolastico Marco Ugliano.

 

Gli incontri sono rivolti a dirigenti scolastici e figure di staff, e utili anche a quanti intendono partecipare al prossimo concorso per dirigente scolastico. Verranno approfonditi il quadro normativo, i modelli di governance, gli aspetti procedurali e i possibili scenari futuri.

 

La partecipazione ai due incontri ha un costo complessivo di € 60.

La partecipazione è gratuita per coloro che sottoscrivono un abbonamento a IperTesto Unico Scuola per l’anno 2017 al prezzo promozionale di € 110 (anziché € 130).

Ai partecipanti sarà rilasciato attestato di frequenza, quale attività formativa, essendo Tecnodid Ente di Formazione accreditato presso il Ministero della Pubblica Istruzione con D.M. 26/07/2007 e conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016.

 

per maggiori informazioni www.notiziedellascuola.it/eventi

 

Formazione docenti neoassunti: una scommessa riuscita

Chiara BRESCIANINI

Riparte l’anno di formazione

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha fornito con nota prot.n. 28515 del 4.10.2016 orientamenti preliminari per la progettazione delle attività formative per l'a.s. 2016/2017 per il periodo di prova e formazione dei docenti neo-assunti.

Di fatto il modello formativo viene confermato con sottolineatura, oltre che delle attività in presenza, delle azioni di osservazioni in classe, di rielaborazione professionale attraverso gli strumenti del bilancio di competenze, del portfolio professionale e del patto per lo sviluppo formativo. Viene posta attenzione sul ruolo strategico del docente che ricopre la funzione di tutor accogliente definito come "connettore con il lavoro sul campo" e "mentor" per i docenti neoassunti, soprattutto per quelli che non hanno esperienza in contesto scolastico.

Si ricordi che il modello formativo per i docenti neoassunti, recentemente aggiornato dal Decreto Ministeriale 850/2015, ne innova profondamente il percorso, modellizzandolo con una forte caratterizzazione operativa e di pratica sul campo, svecchiandolo dalla routinaria connotazione formale che aveva perlopiù caratterizzato le "40 ore" - ora 50 - di formazione e sostenendo la piena realizzazione di una comunità professionale agita.

Da un anno all’altro

La revisione del modello formativo, lo scorso anno scolastico, ha coinciso con l'immissione in ruolo di un massiccio numero di docenti. Gli Uffici Scolastici regionali e le loro declinazioni territoriali di intesa con le scuole polo (confermate anche per l'a.s. 2016/2017) hanno fronteggiato la gestione di un numero di docenti coinvolti nella formazione ingente; per citare il solo esempio dell'Emilia-Romagna sono stati coinvolti oltre 6.200 docenti, per 23 incontri di accoglienza iniziali e 25 di restituzione finale realizzati, 972 laboratori formativi condotti da 430 coordinatori per oltre 190 sedi.  Numeri che hanno messo a dura prova la tenuta della struttura organizzativa e amministrativa ... ma l'operazione ha tenuto pur nella complessità delle diverse fasi (asincrone) delle immissioni in ruolo.

L'anno scolastico 2016-2017 si annuncia come più sostenibile in termini quantitativi e consente una riflessione incentrata sugli aspetti qualitativi del percorso, limando e perfezionando strumenti e consentendo una maggiore personalizzazione dei percorsi.

Quale accompagnamento alle azioni nei territori?

La nota MIUR ribadisce l'opportunità di rendere operativi, nei territori, appositi staff regionali con funzione di supporto all'attuazione delle azioni per la formazione dei docenti neoassunti, ma anche di impulso al Piano nazionale di formazione triennale per i docenti 2016-2019 reso pubblico il 3 ottobre 2016.

E' prerogativa degli Uffici Scolastici Regionali definire uno staff unitario ovvero due staff distinti per la realizzazione delle azioni di accompagnamento in loco.

Al fine di condividere l’imminente avvio della Formazione online neoassunti 2016-2017,  MIUR e INDIRE hanno organizzato tre giornate di informazione sul territorio nazionale (Roma -14 novembre; Milano 21-novembre e Napoli 28 novembre) per fornire informazioni di sostegno ed accompagnamento al percorso formativo, con particolare riferimento all’apertura della piattaforma INDIRE prevista nei primi giorni di dicembre. Gli incontri sono stati rivolti ai referenti della formazione neoassunti presso gli Uffici Scolastici Regionali e territoriali e presso le scuole-polo.

Nel corso degli incontri sono state fornite indicazioni in merito a:

- revisione e semplificazione della piattaforma online, arricchita per contenuti;

- implementazione e semplificazione del modello di bilancio delle competenze in ingresso e finale (con possibile inserimento di esperienza/studio di caso);

- possibile personalizzazione per i docenti che operano sull'organico di potenziamento;

- indicazioni ad hoc per i referenti per coadiuvare la conoscenza di quanto è presente in piattaforma;

- modello per le iscrizioni a cura di ogni utente, con alcuni perfezionamenti tecnici.

In particolare gli staff regionali/territoriali e le scuole polo sono invitati ad attendere il link specifico per la registrazione alla piattaforma neoassunti, per evitare confusioni ed evitare commistioni fra utenze.

Tutor e laboratori formativi

Nel corso degli incontri realizzati, si è concordato sulla positività del nuovo modello formativo per i docenti neoassunti con particolare riferimento alla valorizzazione degli aspetti laboratoriali e a piccoli gruppi che consentono scambio e pratica condivisa. Si è, inoltre, sottolineato il ruolo centrale del docente tutor che, accompagnando in situazione il docente neoassunto, realizza l'accoglienza e l'integrazione nella nuova comunità professionale.  Al riguardo si è incentivata la predisposizione di azioni di sostegno e formazione anche per i docenti tutor, il cui profilo, normato dal D.M. 850/2015 art.12, prevede competenze culturali e comprovate esperienze didattiche. In Emilia-Romagna ai primi di settembre è stata avviata dall'Ufficio Scolastico Regionale una proposta formativa nei territori volta alla formazione ma soprattutto allo scambio reciproco di esperienze fra tutor "senior" e tutor alle prime armi, che hanno visto una significativa partecipazione e la realizzazione di azioni di formazione sul campo e di riflessione metacognitiva sull'agito. I materiali realizzati saranno diffusi a mezzo sito istituzionale e alcuni interventi resi fruibili con videoregistrazione. INDIRE ha, inoltre, avviato la raccolta di tutti gli spazi on line degli Uffici Scolastici Regionali al fine di disseminare materiali e pratiche.

Lo strumento perfetto?

La modellizzazione del percorso formativo per gli insegnanti neo-assunti si pone come start up per altri percorsi formativi; se ne ricorda la struttura come da nota MIUR 36167 del 5 novembre 2015:

- bilancio delle competenze iniziali (3 ore)

- incontro propedeutico (3 ore)

- laboratori formativi (12 ore)

- peer to peer (12 ore)

- formazione online (14 ore)

- bilancio delle competenze finali (3 ore)

- incontri di restituzione finale (3 ore)

Da più parti emerge una domanda di modelli operativi ben fatti per le varie fasi del percorso formativo. Le scuole in prima linea nel quotidiano agire cercano guida, ma.... esiste lo strumento perfetto? La domanda ha certamente una risposta negativa, nonostante i tanti documenti in uso che possono creare una sorta di bulimia, distorcendo l'attenzione dal senso del documento alla sola forma.

Ciascun modello prima di essere declinato necessita di una sorta di "checklist" con punti chiave, da adattare e contestualizzare a seconda dei luoghi di applicazione. I punti chiave possono essere proposti per riflettere su vari modelli documentali:

- patto per lo sviluppo professionale;

- griglia per l'osservazione;

- attestazione oraria;

- relazione finale a cura del tutor;

- analisi dei bisogni formativi;

- ...

Ciò vale naturalmente anche per il tema generale della formazione: prima occorre comprendere quali sono i bisogni formativi, anche con questionari ma non solo, poi è necessario progettare proposte formative incentrare sulla concretezza dell'azione didattica e al termine monitorarne il buon esito e la reale ricaduta didattica. L'occasione del periodo di formazione e prova costituisce quindi un’occasione per sperimentare un rinnovato impianto dell'attività formativa dei docenti, da estendere ad altri temi e priorità delle scuole.

Chiara Brescianini

L’italiano L2 nella Scuola plurilingue

Alan PONA

Un breve glossario

La glottodidattica è una scienza pratica ed interdisciplinare che ha, al suo interno, una componente operativa che definisce metodi e seleziona tecniche e tecnologie per l’insegnamento/apprendimento delle lingue. In glottodidattica, si parla di lingua seconda (L2) quando l’apprendimento della lingua non materna avviene in un contesto nel quale essa venga impiegata come lingua di comunicazione quotidiana (per esempio l’italiano acquisito in Italia attraverso i normali scambi comunicativi); si parla, invece, di lingua straniera (LS) quando l’apprendimento avviene in un contesto nel quale essa sia presente soprattutto in momenti di apprendimento guidato (per esempio l’italiano appreso all’estero in una scuola di lingua, o l’inglese appreso nelle scuole in Italia). Spesso si parla più genericamente di L2 per identificare tutti quei sistemi linguistici non materni, siano essi lingua seconda o straniera. La linguistica definisce lingua materna (L1) quel sistema di competenze raffinate che, sin dalla pancia della mamma, attiva parti del cervello specificatamente dedicate, nell’essere umano, al linguaggio e che si forma settando parametri linguistici nella mente-cervello del bambino.

Lingua per comunicare, lingua per studiare

A scuola, si può favorire il naturale processo di acquisizione linguistica dei bambini/ragazzi parlanti italiano L2 attraverso la facilitazione linguistica[1], che consiste di una serie di pratiche didattiche che creano occasioni di scambi comunicativi significativi, motivanti e ricchi di input linguistico e che, al contempo, focalizzino l’attenzione degli allievi/apprendenti sulle forme linguistiche in contesto. In un arco di tempo che può variare da pochi mesi a qualche anno, si sviluppa così, oltre al sistema linguistico, la lingua della comunicazione di base: tutta una serie di competenze linguistiche e competenze/abilità linguistico-comunicative che permettono ai bambini/ragazzi di comunicare i propri bisogni primari ma anche le proprie emozioni e le proprie opinioni via via in modo più vicino alla lingua target.

La scuola, tuttavia, richiede anche ulteriori conoscenze, abilità e competenze, che coinvolgono operazioni cognitive complesse insieme all’uso della lingua, spesso una lingua specialistica non spontanea (lingua della matematica, delle scienze, della storia etc.). Ecco, allora, che a scuola si sente usare l’espressione lingua dello studio, un insieme di varietà linguistiche e di tecniche ed abilità (linguistiche e cognitive) che sono specifiche soprattutto del contesto e delle discipline della scuola stessa e che mettono a rischio il successo formativo degli allievi. Per lo sviluppo della lingua dello studio occorrono tanti anni di quotidiano allenamento con la lingua. Quando la lingua dello studio è una seconda lingua, occorre un numero ancora maggiore di anni per lo sviluppo di queste abilità.

La facilitazione linguistica

Per favorire il successo formativo di tutti, nella scuola plurale i docenti più illuminati fanno ricorso alla semplificazione, rielaborazione e riorganizzazione dei testi disciplinari, cioè alla riscrittura del testo in microlingua (linguaggio specifico delle discipline) in un linguaggio più vicino alla comunicazione di base, con una rielaborazione del testo che ne aumenti la comprensibilità tramite ridondanza e secondo un’organizzazione logico-concettuale che ne faciliti l’elaborazione cognitiva e la comprensione. Attraverso le tecniche di semplificazione linguistico-testuale, i materiali didattici diventano a dimensione di tutti e si abbassa il carico cognitivo richiesto dai compiti.

Le didattiche inclusive

Tuttavia, la scuola può fare ancora di più per creare un ambiente di apprendimento veramente inclusivo e non meramente di integrazione: può tentare di ridurre le barriere che ostacolano gli apprendimenti; barriere che è la scuola stessa, spesso, a creare attraverso una didattica frontale e trasmissiva, poco attenta alle specificità e alla varietà. In alcune scuole del territorio nazionale, in accordo con le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (MIUR, 2012), a cui si attinge per le parole che seguono, si stanno costruendo ambienti di apprendimento nei quali si valorizza l’esperienza e le conoscenze degli alunni; si attuano interventi adeguati nei riguardi delle diversità; si favoriscono l’esplorazione e la scoperta; si incoraggia l’apprendimento collaborativo; si realizzano, infine, attività didattiche in forma di laboratorio. In queste scuole, si promuove «il confronto, il dialogo ed anche la reciproca trasformazione, per rendere possibile la convivenza» (La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri, MPI 2007).

Per un apprendimento linguistico cooperativo

Nel territorio pratese il Comune di Prato da anni promuove l’inclusione attraverso una metodologia didattica inclusiva. Essa prende il nome di ALC (Apprendimento Linguistico Cooperativo) e fonde insieme Cooperative Learning e Facilitazione Linguistica. Attraverso le relazioni e l’attenzione posta ad aspetti linguistici e microlinguistici, attivate da procedure didattiche che creano interdipendenza positiva, responsabilità personale, equa partecipazione ed interazione simultanea, tutti i bambini/ragazzi scoprono i linguaggi specifici della scuola e fanno operazioni complesse insieme, senza il timore di cadere senza reti o perdere la faccia: ognuno lo fa con i propri mezzi, all’interno di ruoli cooperativi specifici selezionati dal docente/facilitatore degli apprendimenti; ruoli che siano, per ciascuno, sfidanti ma sostenibili. Le attività sono motivanti, gli apprendimenti si costruiscono divertendosi: questa è la scuola di tutti e di ciascuno.

Alan Pona

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[1] Per un approfondimento sull'argomento si veda: "L2 - La facilitazione linguistica e degli apprendimenti nella classe plurilingue", Alan Pona, Tecnodid editrice, aprile 2016.

Aggiornamento del portale Istanze OnLine

Nei primi giorni di dicembre 2016 verrà effettuato un aggiornamento software del servizio Istanze OnLine, per migliorare la qualità dei servizi offerti. Pertanto il Miur ha comunicato agli utenti del servizio una serie di operazioni che devono essere completate entro il 30 novembre.

La nota 22 novembre 2016 prot. n. 3908 comunica che dal 1 dicembre, e fino alla conclusione dell’aggiornamento, non sarà possibile effettuare la Registrazione al servizio, mentre per gli utenti già abilitati il servizio funzionerà in modo limitato. Quanti non si sono registrati con casella @istruzione non potranno effettuare il recupero delle credenziali.

Entro il 30 novembre dovranno essere completate le seguenti operazioni:

  • procedura di registrazione, altrimenti la registrazione in corso verrà annullata;
  • validazione dell’indirizzo email privato modificato, altrimenti sarà necessario ripetere la procedura di abilitazione alla riapertura del servizio;
  • rigenerazione del codice personale, altrimenti sarà necessario attendere la riapertura del servizio;
  • recupero delle credenziali in caso di necessità.

Specifiche indicazioni operative saranno inviate via e-mail agli utenti interessati, e resteranno comunque disponibili nella home page del portale Istanze OnLine.

A seguito dell’aggiornamento, il portale sarà di nuovo disponibile con una nuova veste grafica e alcune novità nelle modalità di accesso.


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Alternanza scuola-lavoro e assicurazione degli alunni

L’INAIL ha fornito indicazioni per l’assicurazione in caso di infortunio degli studenti impegnati in attività di alternanza scuola-lavoro. Tutti gli infortuni occorsi durante le attività di alternanza sono indennizzabili. La comunicazione all’INAIL va effettuata a cura del dirigente scolastico.

Com’è noto, gli studenti delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado, anche privati, comprese le Università, sono assicurati obbligatoriamente presso l’INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Con circolare 21 novembre 2016 n. 44 l’INAIL chiarisce che gli studenti della scuola secondaria impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro ricevono la copertura assicurativa anche per i rischi legati a tale attività.

Premesso che i suddetti progetti non danno luogo alla costituzione di rapporti di lavoro, l’attività svolta dagli studenti in tale ambito, è sostanzialmente assimilata a quella dei lavoratori presenti in azienda, in quanto sono esposti ai medesimi rischi lavorativi che incombono su tutti i soggetti presenti in quest’ultima. Ne consegue che tutti gli infortuni occorsi in “ambiente di lavoro”, sono indennizzabili.

Sono inoltre da ammettere a tutela anche gli infortuni occorsi durante il tragitto tra la scuola presso cui è iscritto lo studente e il luogo in cui si svolge l’esperienza di lavoro; non è invece tutelabile l’infortunio che accada nel percorso dal luogo di abitazione a quello in cui si svolge l’esperienza di lavoro e viceversa.

Agli studenti si applicano le disposizioni normative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; pertanto agli stessi deve essere erogata la formazione prevista, che  dovrà tenere conto degli specifici contesti produttivi presso i quali saranno assegnati.

A tal fine l’INAIL ha predisposto un modello di riferimento finalizzato alla progettazione e alla realizzazione di percorsi formativi destinati agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro, di carattere generale e specifico, con particolare riguardo ai rischi correlati alle mansioni cui gli studenti stessi saranno adibiti.

I percorsi verranno resi disponibili nella tradizionale modalità “in presenza” o in modalità e-learning, e potranno essere erogati con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, del corpo docente e degli stessi studenti.

L’Inail eroga agli studenti impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro prestazioni di tipo economico, sanitario, protesico, riabilitativo.

L’obbligo di effettuare le denunce di infortunio sul lavoro e di malattia professionale degli studenti impegnati in progetti di alternanza scuola-lavoro ricade sul dirigente scolastico, salvo che sia diversamente stabilito in ambito convenzionale.

Conseguentemente, l’assicurato è tenuto a comunicare l’infortunio occorsogli o a denunciare la malattia professionale al dirigente. Allo stesso modo, nel caso in cui l’assicurato dia notizia dell’infortunio o della malattia professionale esclusivamente al soggetto ospitante, quest’ultimo dovrà notificare al dirigente scolastico l’evento occorso.


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Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 21 ottobre è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato sul relativo Regolamento; seguiranno l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Silvana Loiero, Nilde Maloni, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

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