Scuola7 12 dicembre 2016, n. 23

Scuola7

la settimana scolastica

12 dicembre 2016, n. 23


In questo numero parliamo di:

Millennials: generazione "liquida" (A. Prontera)

I risultati dell'indagine PISA 2015 (F. Da Re)

Le urgenze educative della prevenzione (B. Sozzi)

Certificazioni DSA in aumento: perché? (R. Stornaiuolo)

Cessazioni dal servizio: le istruzioni

Sport a scuola: finanziamento progetti a.s. 2016/17

Maturità 2017: esempi di seconda prova

Corsi di specializzazione per il sostegno

Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata


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Parliamo diMILLENNIALS: GENERAZIONE "LIQUIDA"
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Millennials: generazione “liquida”

Il “Rapporto Giovani 2016” dell’Istituto Toniolo

Angelo PRONTERA

Un Rapporto sulla condizione giovanile

È stato presentato il 30 novembre scorso al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il “Rapporto Giovani 2016”, curato dall’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo.

Il Rapporto Giovani costituisce la terza indagine sulla cosiddetta generazione dei “millennials”, i nati tra il 1980 e il 2000  che attualmente si trovano nella fascia d'età 15-35 anni, quella in cui si realizzano le prime scelte della transizione allo stato adulto.

Una delle novità del Rapporto 2016 è il focus sulla scuola, condotto nella seconda metà di luglio dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo e realizzato da Ipsos, su un campione di oltre 6.000 giovani, tra i 18 e i 32 anni (almeno 1.000 per ogni paese), di Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Polonia.

La scuola come “luogo” di relazioni sociali

Il Rapporto Giovani 2016 ci restituisce un variegato ventaglio di esperienze scolastiche nel quale prevalgono moderatamente i toni positivi, pur non mancando criticità e note problematiche.

Indicativo il fatto che solo il 41% dei ragazzi italiani consideri le competenze acquisite a scuola utili per trovare lavoro. In un sistema formativo come quello italiano, scarsamente integrato con il mercato del lavoro, i giovani considerano la scuola soprattutto per il suo valore intrinseco, le motivazioni personali, il rendimento e le relazioni all’interno del contesto scolastico.

I giovani sembrano conservare un’idea “forte” della scuola come luogo di una formazione che serve soprattutto a promuovere le abilità e le conoscenze personali, di ragionamento, la capacità di stare con gli altri e di affrontare la vita, in due parole le life skills, mentre resta complessivamente deficitaria sul piano delle competenze che fanno la differenza nel mondo del lavoro.

I dati sulla scuola confermano pertanto l’importanza e la necessità di una politica scolastica che persegua in modo determinato l’obiettivo del successo formativo per tutti e una didattica orientante, con attività di accompagnamento e di consulenza orientativa, più integrata con il mondo del lavoro, riscoprendo, magari, le virtù di una “buona” alternanza scuola-lavoro.

Vi proponiamo di seguito alcuni stralci del Rapporto Giovani 2016, alla cui pubblicazione si rimanda per una più approfondita trattazione (La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2016, Istituto Giuseppe Toniolo, Il Mulino).

Carenza di orientamento: è ancora la famiglia d’origine che influenza la scelta della scuola

Dal Rapporto Giovani 2016 emerge che la carenza di orientamento porta molti ragazzi a prendere decisioni poco coerenti con le proprie attitudini e con gli obiettivi professionali, e questo fatto conduce ad esiti non sempre ottimali: scadimento delle motivazioni e basso profitto (con ricadute sulla quota di drop out e sul livello di competenze acquisite), insoddisfazione per il percorso attuato, disallineamento tra competenze acquisite e competenze richieste dal mondo del lavoro.

La scelta della scuola secondaria di II grado rappresenta uno snodo fondamentale nella carriera scolastica.

I dati del Rapporto Giovani 2016 evidenziano come – ancora una volta – la famiglia di origine influenzi la scelta della scuola: più della metà degli intervistati (55,8%) ha affermato di aver fatto «molto» o «abbastanza» affidamento sul parere dei genitori nella scelta della scuola secondaria  di secondo grado.

La scuola promossa, ma potrebbe fare di più

I giovani valutano abbastanza positivamente sia l’esperienza della scuola secondaria di I grado sia quella di II grado. Il giudizio medio su una scala da 0 a 10 è di 6,91 per il I grado e 7,19 nel secondo.

Sul versante dell’offerta formativa, invece, danno un voto minore, ma sempre positivo, all’attività dei professori (6,53 per la scuola media e 6,76 per la superiore).

Più critico è il giudizio sulla qualità delle strutture scolastiche e dei servizi, che non raggiungono la sufficienza nel caso della scuola media.

Le relazioni a scuola: più che sufficienti

Il giudizio complessivo sulla dimensione relazionale vissuta a scuola appare, per usare un’espressione scolastica, più che sufficiente. Il rapporto giudicato meno positivamente è risultato essere quello con il dirigente, probabilmente perché a questa figura gli studenti si riferiscono, usualmente, solo per ragioni amministrative, istituzionali e disciplinari.

Prepotenze, discriminazioni e illegalità

Nella presente indagine il 19,4% degli alunni ha dichiarato di aver assistito frequentemente ad atti di prepotenza tra alunni. Differenze significative si registrano in base alla scuola frequentata: mentre i giovani che hanno studiato negli Istituti professionali hanno dichiarato nel 26,3% dei casi di aver assistito a gravi atti di prepotenza tra alunni, negli studenti che hanno frequentato i tecnici questa percentuale scende al 19%, per arrivare al 16% nei licei.

I giovani dichiarano anche, nel 10,3% dei casi, di aver assistito frequentemente ad atti di grave prepotenza da parte di docenti o dirigenti nei confronti degli alunni.

Più della grave prepotenza, però, secondo i giovani è presente nella scuola la discriminazione. Il 23% dei giovani ha dichiarato di aver assistito ad atti di discriminazione tra alunni e il 15,7% ha assistito con frequenza a comportamenti discriminatori da parte dei docenti e dei dirigenti. In questo caso sono gli studenti dei licei che dichiarano di aver assistito frequentemente a tali comportamenti.

Nella scuola non mancano, purtroppo, atti illegali. Ha assistito frequentemente allo spaccio di stupefacenti il 12% degli alunni, con una percentuale più alta nei giovani che hanno frequentato l’istruzione o formazione professionale e residenti nel centro Italia o nel nord-ovest.

Oltre il 7,4% ha assistito frequentemente ad atti di furto, anche in questo caso con prevalenza dei giovani che hanno svolto i percorsi di istruzione formazione professionale e di chi vive nel nord-ovest e nel centro.

Il senso della scuola: a cosa serve istruirsi?

Molto debole risulta – per i giovani – il nesso che lega la formazione al futuro accesso al mondo del lavoro.

Per l’80% degli intervistati la scuola serve ad aumentare le conoscenze e le abilità personali, ma anche, seppur in misura minore, ad arricchire le competenze cognitive (77,2%), relazionali (76,6%) e quelle necessarie per affrontare la vita (63,8%).

Meno ottimisti invece sono i giudizi in merito alla fruibilità nel mondo del lavoro di quanto imparato a scuola.

Ciò che colpisce (e preoccupa), però, è il rapporto ancora molto debole che lega la formazione al futuro accesso al mondo del lavoro: l’idea che essere istruiti serva a trovare più facilmente un lavoro convince meno della metà dei candidati (41%). Sale a 52,8% tra gli ex-liceali la percentuale di quelli che ritengono la scuola una risorsa utile per trovare un lavoro migliore.

Dunque quasi la metà dei giovani che hanno studiato non riconosce nell’esperienza compiuta una risorsa strategica per costruire il proprio presente e futuro professionale.

Studio e lavoro senza confini: generazione mobile

I dati presentati mostrano come oltre il 40% degli intervistati sia pronto anche ad andare oltre confine per massimizzare le possibilità di adeguata occupazione. Tale valore arriva a superare il 60% in Italia, mentre è circa la metà in Germania, dove i giovani lo fanno soprattutto per scelta e non per necessità.

La generazione del Millennials considera del tutto normale muoversi senza confini. È sempre più consapevole che la mobilità internazionale può essere positiva, perché consente di aprirsi al mondo, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ampliare la rete di relazioni.

Angelo Prontera

I risultati dell’indagine PISA 2015

Franca DA RE

Focus sulle scienze, ma non solo…

Il 6 dicembre sono stati pubblicati simultaneamente in tutti i Paesi partecipanti i risultati dell’indagine PISA 2015. Per l’Italia INVALSI ha presentato i dati a Roma, presso il Liceo Visconti in Piazza del Collegio Romano, contestualmente a quelli di TIMMS (competenze matematiche negli alunni al quarto e all’ottavo anno di scolarità) e di TIMSS Advanced 2015 (competenze matematiche al 13° anno di scolarità). Come si ricorderà, PISA è una prova standardizzata, messa a punto dall’OCSE, che indaga, ogni tre anni, le capacità dei ragazzi quindicenni di utilizzare conoscenze e abilità maturate nell’apprendimento in situazioni nuove e non scolastiche inerenti l’esperienza e la vita quotidiana. I domini riguardano la comprensione del testo, la matematica e le scienze. Una parte di quesiti riguarda anche il problem solving e la financial literacy. Per la prima volta nel 2015 l’indagine si è svolta totalmente attraverso la somministrazione computerizzata. In ogni triennio l’attenzione viene posta in via prevalente in uno dei tre domini d’indagine: per il 2015 l’ambito di interesse prioritario era rappresentato dalle scienze. Hanno partecipato 540.000 studenti quindicenni di 72 Paesi, di cui 35 dell’area OCSE. In Italia hanno partecipato 11.583 studenti di 450 scuole.

Tra le tigri asiatiche e i paesi “freddi”

In scienze, a fronte di una media OCSE di 493 punti, i Paesi che si collocano in testa alla scala dei risultati sono Singapore (556 punti), Giappone (538), Estonia (534), Taipei-Cina (532), Finlandia (531), Macao-Cina (529), Canada (528), Vietnam (525). In coda Repubblica Dominicana (332), Algeria (376), Kosovo (378). L’Italia, con un punteggio di 481, si colloca al di sotto della media OCSE e in leggera flessione rispetto al 2012. All’interno delle macroaree del Paese si confermano i divari già registrati dalle rilevazioni nazionali e presenti anche nelle indagini TIMMS. Il Nord Est, con 523 punti, si colloca vicino ai Paesi top performer; il Nord Ovest, con 499, si colloca poco sopra la media OCSE, dalla quale non si discosta il centro con i suoi 482 punti. Il Sud (458) e il Sud-Isole (433) si collocano significativamente sotto la media. A livello internazionale ottengono risultati migliori i maschi rispetto alle femmine; in Italia, però, tale divario è più marcato di altri Paesi, e le femmine segnano un peggioramento di risultati rispetto alle indagini precedenti in tutti i gradi di scuola, che è meno sensibile solo nel Nord Est.

Nord Est italiano tra i “top performer”

In matematica, a fronte di una media OCSE 490 punti, troviamo come top performer: Singapore (564), Hong-Kong (548), Macao (544), Taipei (542), Giappone (532), Cina (531), Corea (524), Svizzera (521) Estonia (520), Canada (516), Finlandia (511). L’Italia, con 490 punti, si colloca per la prima volta nella media OCSE. Il Nord Est (525 punti) conferma il proprio andamento del tutto paragonabile ai top performer mondiali; il Nord Ovest (505) si colloca poco sopra la media OCSE, il Centro (497) non se ne discosta, mentre Sud (468) e Sud Isole (446) permangono al di sotto, anche se hanno mostrato un trend in sensibile miglioramento, se consideriamo gli andamenti nelle indagini dal 2003 al 2015. Anche in matematica il divario di genere pesa a favore dei maschi in molti Paesi, tra i quali l’Italia. In diversi Paesi, tuttavia, il divario di genere è nullo o a favore delle ragazze. Tra questi figurano alcuni Paesi top performer: Macao, Finlandia, Corea, Singapore.

Differenze geografiche e differenze di genere

In comprensione del testo, a fronte di una media OCSE di 493 punti, troviamo in testa Singapore (535), Canada (527), Hong-Kong (527), Finlandia (526), Irlanda (521), Estonia (519), Corea (517), Giappone (516). L’Italia, con 485 punti, si colloca al di sotto della media, con andamento sostanzialmente stabile rispetto all’indagine precedente. Anche in quest’ambito il Nord Est si colloca significativamente sopra la media OCSE, mentre il Nord Ovest la supera di poco. Il Centro si mantiene sulla media, mentre Sud e Isole si collocano al di sotto. Il divario di genere in quest’area è a favore delle femmine, ma rispetto alle indagini precedenti i risultati dei maschi sono migliorati, mentre quelli delle femmine sono peggiorati in tutti gli ordini di scuola.

Tendenze confermate, ma con qualche sorpresa

In sintesi, dall’indagine possiamo trarre le seguenti conclusioni:

  • A livello internazionale, e anche in Italia, la presenza di alunni stranieri nelle classi non comporta peggioramenti nei risultati generali. In particolare in Italia il divario in ribasso del punteggio degli alunni immigrati è quasi interamente spiegato da differenze di status socio-economico. A parità di status, gli immigrati hanno risultati inferiori di soli 11 punti rispetto agli italiani. L’Italia, tra l’altro, risulta tra i Paesi dove l’alta presenza di immigrati è associata a migliori risultati.
  • Assistiamo ad un sensibile decremento di risultati delle ragazze in tutti gli ambiti, persino in lettura, dove tradizionalmente esse eccellevano. L’Italia è uno dei Paesi con divari maggiori tra maschi e femmine in scienze e matematica. A livello internazionale i maschi hanno generalmente risultati migliori in scienze, mentre in matematica le femmine sopravanzano i maschi in otto Paesi.
  • In lettura il divario non è più statisticamente significativo, tranne che nei CFP. Ci si è chiesti se non ci sia, in tale risultato, un’influenza della somministrazione computerizzata che potrebbe forse avere penalizzato maggiormente le ragazze.
  • A fronte di un numero maggiore di ore di scuola, i risultati italiani sono inferiori ad altri Paesi dove l’impegno degli studenti è più ridotto, sia in termini di giorni e ore di scuola, sia di studio domestico. In Italia si registra, d’altra parte, un maggior numero di giorni di scuola “saltati” per diversi motivi da parte degli studenti.
  • Gli studenti provenienti da contesti socio-economici disagiati hanno maggiori probabilità di incorrere in bocciature, le quali, però, non contribuiscono al miglioramento dei risultati.
  • La spesa media per studente affrontata dagli Stati influisce sui rendimenti generali fino ad un certo livello, oltre il quale essa non sembra più essere fattore discriminante.
  • In Italia si registrano percentuali inferiori, rispetto ad altri Paesi, di insegnanti che hanno seguito iniziative di formazione, che attivano didattiche partecipative, laboratoriali, e che tendono ad associare le spiegazioni teoriche a fenomeni d’esperienza.
  • In Italia il numero di studenti che raggiungono i livelli più elevati (4-5) di risultato è inferiore alla media OCSE, mentre è generalmente più elevato il numero di alunni che non raggiungono il livello minimo (2). Gli studenti che conseguono i risultati più alti sono concentrati al Nord del Paese.
  • L’Italia si colloca tra i Paesi con i risultati caratterizzati da maggiore equità, anche se la concentrazione nei livelli più bassi di risultato rappresenta una criticità da migliorare.

Franca Da Re

Cessazioni dal servizio: le istruzioni

Trasmesse da parte del Miur le indicazioni operative inerenti le cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2017; in particolare: requisiti di accesso, opzione donna, settima salvaguardia. Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 20 gennaio per il personale docente, educativo ed ATA, al 28 febbraio per i dirigenti scolastici.

Con nota 7 dicembre 2016, prot. n. 38646 vengono trasmesse le indicazioni operative in merito a: requisiti di accesso, opzione donna, settima salvaguardia.

Le domande di cessazione dal servizio e le revoche delle stesse devono essere presentate con le seguenti modalità:

  • il personale Dirigente Scolastico, docente, educativo ed ATA di ruolo, ivi compresi gli insegnanti di religione, utilizza esclusivamente la procedura web POLIS “Istanze on line”. Al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea;
  • il personale delle province di Trento Bolzano ed Aosta presenta le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità.

Le domande di trattenimento in servizio continuano ad essere presentate in forma cartacea.

Nella domanda di cessazione gli interessati devono dichiarare espressamente la volontà di cessare comunque o di permanere in servizio una volta che sia stata accertata la eventuale mancanza dei requisiti.

Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale, esclusivamente attraverso le seguenti modalità:

  • presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione.
  • presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164)
  • presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.

Per il personale docente, educativo ed ATA il termine per la presentazione delle domande di collocamento a riposo per compimento del limite massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo è fissato al 20 gennaio.

Le cessazioni devono essere convalidate dal SIDI con l’apposita funzione entro il 20 febbraio 2017. Gli Uffici scolastici territoriali utilizzano il SIDI per predisporre i prospetti dati di pensione destinati alle competenti sedi INPS - gestione dipendenti pubblici - per la liquidazione del trattamento pensionistico.

Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio da parte dei dirigenti scolastici è il 28 febbraio, come previsto dall’art. 12 del CCNL 15 luglio 2010 dell’area V della dirigenza.


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Sport a scuola: finanziamento progetti a.s. 2016/17

Dal 10 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017 sul portale www.campionatistudenteschi.it le scuole avranno la possibilità di inserire i dati relativi alla richiesta di finanziamenti per le attività complementari di educazione fisica e di iscriversi ai Campionati Studenteschi.

In base all’Intesa 24 giugno 2016 tra MIUR e OO.SS., è previsto per le attività complementari di educazione fisica un finanziamento di € 22.100.000,00 che, diviso per il numero complessivo delle classi di istruzione secondaria in organico di diritto, determina una quota base di € 113,19 per ciascuna classe. Ciascuna istituzione scolastica pertanto, dovrà progettare l’attività nel limite della risorsa assegnata, calcolata moltiplicando il parametro di base per il numero delle classi in organico di diritto.

L'assegnazione della risorsa finanziaria (lordo dipendente) sarà disposta dalla Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie sul POS dell'istituzione scolastica, sul pertinente capitolo e piano gestionale e sarà comunque subordinata all'effettiva realizzazione dei progetti di avviamento alla pratica sportiva, che dovranno essere comunicati alla scrivente Direzione Generale, che a tal fine ha predisposto un portale raggiungibile all'indirizzo: www.campionatistudenteschi.it.

Con nota 7 dicembre 2016, prot. n. 9060 il Miur comunica che all’interno del predetto portale le scuole avranno la possibilità di inserire i dati richiesti secondo le tempistiche di seguito indicate:

  • inserimento dati relativi al numero di docenti e alunni coinvolti e al caricamento della delibera di costituzione del Centro Sportivo Scolastico – CSS (Step 1): dal 10 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017;
  • inserimento del progetto da svolgere (Campionati Studenteschi e/o altro progetto  - Step 2): dal 10 dicembre al 14 gennaio 2017;
  • inserimento delle discipline sportive a cui partecipa l’istituto (Step 3): dal 10 dicembre 2016 al 31 gennaio 2017;
  • caricamento massivo degli alunni partecipanti alle discipline sportive preventivamente inserite (tramite file in formato CSV): dal 10 dicembre 2016 al 31 marzo 2017. Rimarrà invece aperta, anche dopo questa data, la funzione di caricamento singolo degli alunni;
  • associazione dei partecipanti alle discipline: va effettuata tassativamente entro 7 giorni prima della data della manifestazione provinciale della disciplina interessata;
  • la sola funzione di Certificazione di svolgimento attività, a cui è subordinata la richiesta di finanziamento per l’attività effettivamente svolta, sarà inibita sino al termine delle lezioni e aperta, come consuetudine, alla fine dell’anno scolastico con tempi e modalità che saranno indicati successivamente con specifica nota della scrivente Direzione Generale.

Alla suddetta nota sono allegati il Progetto Tecnico contente le modalità di partecipazione ai Campionati Studenteschi e le relative indicazioni organizzative.


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Utilizza con noi la tua Carta del docente

La nuova piattaforma “Carta del docente”, predisposta dal Miur, permette agli insegnanti di spendere l'importo annuale di 500 euro generando buoni di spesa elettronici, che possono essere utilizzati, fra l’altro, per prodotti e servizi erogati da enti accreditati Miur.

Tecnodid editrice è Ente di formazione accreditato presso il Ministero dell’Istruzione (D.M. 26/07/2007, conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016) e regolarmente registrato sulla nuova piattaforma. Scopri cosa puoi acquistare con la tua Carta:

Come spendere con noi la tua Carta del docente:

  • collegati alla piattaforma cartadeldocente.istruzione.it;
  • effettua l’accesso con le credenziali SPID;
  • vai alla pagina "crea buono" accessibile dal menu;
  • scegli se acquistare di persona o online presso Tecnodid;
  • scegli il prodotto/servizio che desideri acquistare;
  • inserisci l'importo del buono corrispondente al prezzo del prodotto/servizio che vuoi acquistare;
  • il buono creato sarà accompagnato da un codice identificativo che potrai salvare sul tuo dispositivo o stampare per utilizzarlo online o presentarlo a noi per ottenere il prodotto/servizio desiderato.

Le urgenze educative della prevenzione

Bruno SOZZI

Si comincia con il Piano di sicurezza...

Un pericolo sempre in agguato in campo educativo è quello di supporre che il bambino o il giovane sappiano quello che nessuno ha mai loro insegnato, sia esso un buon metodo di studio o le potenzialità/pericolosità del web.

Restando in tema di sicurezza e salute l’art. 20 del D.Lgs. 81/2008, Obblighi dei lavoratori, impone di “prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro e su cui possono ricadere gli effetti delle proprie azioni od omissioni, conformemente alla formazione ed alle istruzioni fornite” (dal Dirigente e dagli insegnanti e altri adulti in genere).

In ambito scolastico c’è da “sostanziare” il Piano di sicurezza, contrastando anzitutto il pericolo sempre latente di considerare le prove di abbandono rapido dei locali un mero adempimento formale: esse hanno lo scopo di conoscere nella pratica i comportamenti attesi da tutti e da ciascuno in occasione di emergenze che vengono simulate proprio per acquisire la difficile capacità di controllare il panico.

Troppo spesso anche gli adulti non sono consapevoli di questo e rischiano, loro per primi, di vanificare un adempimento di grande valenza formativa: il tempo che intercorre dal suono dell’allarme all’appello effettuato sul “luogo sicuro” (100 secondi?), deve servire al bambino o al giovane per interrogarsi sulla sua capacità di gestire il proprio comportamento per “aver cura della propria sicurezza e della propria salute” in situazione di eventuale vera emergenza.

Tutti devono essere consapevoli che l’emergenza può essere incontrata anche fuori della scuola; i molti tragici fatti di cronaca devono rafforzare l’impegno di ciascuno a partecipare a queste esperienze simulate in atteggiamento di apprendimento e di riflessione sui propri comportamenti.

Lo spazio per tante “educazioni”

La C.M. 122/2000 suggerisce di collocare sempre “le varie iniziative finalizzate alla diffusione della cultura della sicurezza e prevenzione” in una visione “sistemica” anche attraverso “un’opportuna rilettura dei programmi di studio relativi ai settori interessati, in modo da richiamare ai temi della sicurezza e della prevenzione eventualmente presenti nella programmazione scolastica ovvero da arricchirne i contenuti, tramite l’affermazione della diffusione ed il convinto insegnamento…”.

In questa cornice trovano spazio le “educazioni” alla salute e agli stili di vita sani: alimentazione, alcool e sostanze, tutela dell’ambiente con raccolta differenziata, …

Per una di queste, l’Educazione stradale, disponiamo da oltre 20 anni, sull’onda di un’emergenza che continua, di “Programmi … da attuarsi a partire dall’anno scolastico 1994/95, nelle scuole di ogni ordine e grado” (Decreto 5 agosto 1994, G.U. n. 193 del 19-08.1994). Vi si legge tra l’altro che “Uno degli obiettivi generali da perseguire è lo sviluppo nei preadolescenti delle capacità di mettere in atto comportamenti corretti e responsabili in materia di sicurezza in generale, di cui quella stradale rappresenta solo una parte, ancorché molto rilevante, nell’ambito della dinamica e complessa vita associata dell’era tecnologica avanzata”.

Almeno 5 emergenze

Si segnalano, ancora e in particolare, 5 piste mai sufficientemente “battute” e tutte improntate alla tutela della salute:

- il contrasto al fumo: anzitutto va rispettato il divieto prima dei 16 anni e sempre nei luoghi pubblici. Esso può però essere posto anche in collegamento con la valutazione del rischio chimico, se si pensa che l’Azienda internazionale di ricerca sul cancro considera il fumo di sigaretta e gli altri derivati del tabacco “agenti chimici pericolosi”;

- il contrasto del bullismo: i fenomeni di prevaricazione e disagio diffusi tra i giovani, soprattutto tra i 7-8 anni e i 14- 16 anni, sono considerati mobbing scolastico, specie se si considera che la scuola rappresenta il “luogo di lavoro” degli studenti;

- la sottovalutata pericolosità del rumore, specie quello causato dalle cuffie dei lettori musicali quando usate sistematicamente e con volumi elevati di suono;

- una corretta e sana educazione sessuale: scrivo queste note all’indomani della giornata nazionale per la lotta all’AIDS, che segnala il costante calo di attenzione al problema;

- le potenzialità ma anche i pericoli del web.

Sono convinto che la sensibilità del lettore mi esoneri da ulteriori approfondimenti. Mi sia consentito però di segnalare il bel volume: Alberto Pellai, Tutto troppo presto, l’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di Internet, De Agostini, 2015.

Bruno Sozzi

Certificazioni DSA in aumento: perché?

Rosa STORNAIUOLO

La certificazione diagnostica di DSA

È evidente come le certificazioni diagnostiche di Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) siano vertiginosamente aumentate dal 2010, anno di introduzione della L. 170, ad oggi.

Come ben noto, con la succitata Legge sono state dettate nuove norme in materia di DSA in ambito scolastico e sono state introdotte, per la prima volta in un testo legislativo, sia la definizione di DSA, sia quella di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.

Nello specifico la dislessia viene definita come “un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura”; la disgrafia come “un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica”; la disortografia come “un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica”; la discalculia come “un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri”.

Si tratta di un grande passo avanti se consideriamo che, in passato, negli ambienti scolastici, le cause di difficoltà nella lettura, scrittura, calcolo erano spesso attribuite a pigrizia, svogliatezza, disattenzione.

Tuttavia, secondo i dati forniti dal MIUR, ogni anno la percentuale di studenti con DSA aumenta.

Se nell’anno scolastico 2014/2015 si è registrata, infatti, una percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni pari al 2,1%, nell’anno scolastico 2010/2011 tale percentuale era di appena lo 0,7% come di seguito rappresentato graficamente:

Come si spiega l’aumento delle certificazioni?

Un tale aumento è dovuto, verosimilmente, ad una maggiore sensibilizzazione in seguito all’approvazione della L. 170/2010, che ha creato un clima favorevole ad una diversa lettura delle difficoltà scolastiche dei bambini, sollecitando pure una sinergia educativa tra scuola, famiglia, specialisti, ASL, nell’ottica di una presa in carico globale e tempestiva.

Tuttavia si potrebbe adombrare anche una sorta di “corsa” alla diagnosi come strumento per motivare risultati di apprendimento mediocri o negativi che hanno altre cause.

Paradossalmente si potrebbe ipotizzare che, molte volte, gli effetti negativi dei disturbi dell’apprendimento possano essere generati da “disturbi di insegnamento”, cioè da una modalità di insegnamento che prevede un modello di funzionamento e risposta identico per tutti gli alunni, non rispettoso degli specifici repertori di abilità e che si nutre dell’idea che si impara ripetendo in maniera ostinata.

Infine una domanda nasce spontanea: se secondo l’O.M.S. i disturbi dell’apprendimento non possono superare il 2,5 – 3% della popolazione, è possibile che a scuola facciano fatica 5 bambini su 25?

Probabilmente è possibile, ma è opportuno evitare di continuare ad associare tutti i bambini che fanno fatica ad imparare con soggetti che hanno una patologia neuropsicologica basale come il DSA.

Evidentemente buona parte dei casi che la scuola segnala sono alunni che hanno bisogni specifici di apprendimento e che necessitano semplicemente di un trattamento pedagogico competente.

In che modo si può contenere l’aumento esponenziale di DSA?

Sicuramente sono necessari percorsi di formazione rivolti ai docenti, basati sul modello della ricerca-azione con studio di casi, e che sollecitino l’approfondimento delle abilità cognitive implicate nell’apprendimento, nonché le relative modalità di stimolazione.

Le scelte didattiche e valutative dovrebbero essere attente non solo alla misurazione degli esiti raggiunti dagli studenti, ma alla qualità del percorso apprenditivo svolto, nella consapevolezza che il modo in cui si sviluppano le potenzialità del cervello di un bambino dipende anche e soprattutto dal docente.

L’intelligenza umana, infatti, è un processo interattivo che si costruisce nella relazione di insegnamento-apprendimento.

Una formazione appropriata aiuta a non patologizzare in maniera accanita ciò che può essere, invece, oggetto di un efficace intervento educativo, evitando i cosiddetti “falsi positivi”, cioè bambini che, se destinatari di un trattamento pedagogico competente, possono realizzare il proprio potenziale apprenditivo.

Una formazione appropriata sa porre l’accento sulla pedagogia dell’errore ed è in grado di fornire strumenti funzionali all’analisi di quest’ultimo e alla comprensione delle relative motivazioni. Inoltre è attenta alle strategie di relazione di aiuto, nella convinzione che il miglior aiuto che si possa fornire ad un alunno con DSA è allearsi con lui nel fronteggiare e superare gli errori.

Parallelamente si rende necessaria la corretta informazione dei genitori mediante dei percorsi specifici e l’attivazione di sportelli d’ascolto dedicati.

Quali opportunità per la scuola?

Si rammentano alcune opportunità offerte alle scuole per implementare azioni finalizzate al successo formativo di alunni con DSA:

  1. Finanziamento ex legge 440/97 – Avviso relativo all'articolo 1 del D.M. 663/2016 finalizzato al potenziamento delle azioni di supporto al processo di inclusione degli alunni e degli studenti con disabilità e/o con disturbi specifici dell'apprendimento;
  2. Progetto “Dislessia amica” – Percorso di formazione gratuito on line della durata di quaranta ore, organizzato dall’Associazione Italiana Dislessia e da Fondazione TIM, d’intesa con il

Conclusione

    In conclusione i disturbi dell’apprendimento esistono, ma non devono essere confusi con le difficoltà di apprendimento; il criterio di diagnosi deve consentirci una prospettiva di aiuto che, se non è in grado di rimuovere la causa, può però condizionare l’effetto e le funzioni cognitive coinvolte, migliorandole – soprattutto in età plastica – mediante specifiche strategie di potenziamento.

“Ogni uomo è destinato ad essere un successo…” (Rapporto Faure 1972)

Rosa Stornaiuolo

Maturità 2017: esempi di seconda prova

Per sostenere l’azione di accompagnamento ai nuovi ordinamenti e supportare le scuole nelle esercitazioni in vista degli Esami di Stato, il Miur ha messo a disposizione degli esempi di seconda prova scritta, relativi ad alcuni indirizzi d’esame.

L’azione di accompagnamento ai nuovi ordinamenti nelle istituzioni scolastiche del II ciclo, avviata già nei due precedenti aa.ss. 2014-2015 e 2015-2016, ha incontrato notevole gradimento da parte di docenti e studenti frequentanti l’ultimo anno del corso degli studi secondari superiori.

Gli esempi sono stati predisposti dall’apposita Struttura Tecnica Esame di Stato. L’obiettivo di accompagnamento prescinde dalle materie che effettivamente saranno scelte per l’esame di Stato 2016-2017: si intendono pertanto promuovere le più ampie esercitazioni nelle varie Scuole sui temi riguardanti le diverse materie caratterizzanti l’ultimo anno di corso nonché fornire, a studenti e docenti, utili orientamenti.

I nuovi esempi di II prova  scritta riguardano:

Istruzione Tecnica:

Indirizzo  ITCA - Costruzioni, ambiente e territorio:  Tema di Estimo (n. 2 temi); Tema di Topografia (n. 1 tema)

Istruzione Liceale:

Indirizzo  LI03 – Liceo Scientifico/Opzione Scienze Applicate: Tema di Scienze (n. 1 tema). A tale ultimo tema  è allegato un documento di valutazione dei problemi (Sez.A) e dei quesiti (Sez.B) eventualmente utilizzabile da parte delle Scuole.

Scarica gli esempi


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Corsi di specializzazione per il sostegno

Indicazioni in merito all'organizzazione dei percorsi per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno: predisposizione dell’offerta formativa da parte degli atenei, comunicazione del numero di posti per regione, svolgimento dei test preliminari e delle prove scritte di accesso, graduatorie di merito, monitoraggio.

Il decreto 1 dicembre 2016 n. 948 disciplina l'organizzazione dei corsi per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno. L'ammissione è riservata ai candidati in possesso del titolo di abilitazione all'insegnamento per il grado di scuola per il quale si intende conseguire la specializzazione.

I percorsi sono istituiti ed attivati per l'anno accademico 2016/2017 dagli Atenei, anche in convenzione tra loro. L'offerta formativa è inserita dagli Atenei nella relativa banca dati del Ministero. A seguito di parere positivo da parte dei Comitati regionali di coordinamento, il Ministero autorizza i percorsi, ripartisce il contingente dei posti tra gli Atenei, e comunica agli UU.SS.RR. i rispettivi contingenti per posti di sostegno, ripartiti per ordine e grado di scuola.

I test preliminari e le prove scritte di accesso sono predisposti ed espletati da ciascuna università, garantendo l'anonimato dei candidati. I test preliminari sono calendarizzati in date uniche per ciascun indirizzo di specializzazione, con decreto del Ministro.

II calendario delle prove scritte o pratiche è pubblicato dalle commissioni entro 10 giorni dalla pubblicazione dei risultati del test preliminare. Le prove orali hanno inizio non prima di sette giorni successivi alla data in cui il relativo calendario ò reso pubblico.

I candidati risultati vincitori nelle selezioni dei precedenti corsi di specializzazioni sono ammessi in soprannumero, prioritariamente presso il medesimo Ateneo. I candidati che abbiano sospeso la frequenza dei percorsi attivati negli anni accademici pregressi possono, a domanda, riprendere la frequenza del percorso, col riconoscimento dei crediti già eventualmente acquisiti, prioritariamente presso il medesimo Ateneo.

Ai candidati collocati in graduatoria di merito, oltre i limiti dei posti messi a bando, sono riconosciuti, nell'ambito dei 10 punti attribuibili, punti 3 nelle relative procedure.

L'ANVUR propone al Ministro specifici indicatori per la valutazione periodica dei percorsi formativi, da adottare con decreto, sentito il CUN. I rappresentanti designati dagli UU.SS.RR. cui è demandata la verifica delle attività di tirocinio, redigono apposita relazione, da inoltrare ai dirigenti preposti ai rispettivi UU.SS.RR..

Agli iscritti ai percorsi possono essere distribuiti, in forma infotelematica, questionari anonimi, per finalità di monitoraggio.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Email: info@scuola7.it

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